Segretaria metropolitana
Partito Democratico di Milano

Un anno di battaglie!

"Le schede che ci arrivano a casa e ci invitano a compiere il nostro dovere, hanno un’autorità silenziosa e perentoria. Le rigiriamo tra le mani e ci sembrano più preziose della tessera del pane. Stringiamo le schede come biglietti d’amore". È il 2 giugno 1946, le donne hanno potuto votare ed essere votate per la prima volta in Italia. A parlare alla radio è la giornalista Anna Garofalo.

Oggi, a un anno dalla mia elezione a segretaria metropolitana, riflettere su queste parole ha per me un significato molto particolare. Essere donna e impegnarsi politicamente rappresenta un binomio che ricorre spessissimo. Perché mi sono data come obiettivo quello di essere uno stimolo - col mio lavoro e impegno quotidiano - per tutte quelle donne che si ritraggono e rinunciano per il solo fatto di credere di non essere all'altezza. Insomma per il solo fatto di non essere un uomo.

Un anno dopo posso dirlo, con ancora più convinzione. Purtroppo degli stereotipi è vittima anche il mondo della sinistra, l'essere donna - e in più giovane - mi ha costretto tante volte a dover dimostrare molto più di quello che devono fare i miei colleghi uomini.

Non bastano le idee, la passione, lo studio. Servono una dose aggiuntiva di coraggio e perseveranza per far capire chi sei, per far capire che non sei speciale perché donna. Per far capire che il tuo impegno non vale di più o di meno se indossi la gonna o i pantaloni. Perché, purtroppo, ci sarà sempre qualcuno pronto a pesare il tuo valore non per quello che dici o che fai, ma per la tua identità di genere.

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Milano non odia!

“E fu fantastico poterci scambiare dolci brevissime frasi: Patria mea pulchra est (La mia patria è bella), Familia mea dulcis est (La mia famiglia è dolce), Cor meum et anima mea tristes sunt (Il mio cuore e la mia anima sono tristi). Fu molto importante quel momento e anche se non ho mai saputo il nome di quella ragazza con lei ho vissuto un’altissima affinità spirituale e la massima condivisione in una condizione umana bestiale. Grazie amica ignota, spero che tu sia tornata a raccontare di quel giorno di marzo 1944 nella “Sauna” di Birkenau”.

È una pagina del diario di Liliana Segre, che racconta una delle tante, dolorose vicende vissute ad Auschwitz. La testimonianza di quella che all'epoca era una bambina, sopravvissuta alla furia nazifascista, ci porta a rileggere e rivivere gli anni più bui della storia recente. 

Ma perché? Perché, di fronte all’odio e all’intolleranza, qualcuno si astiene. Si astiene e non trova il coraggio di denunciare un odio che riaffiora contro una donna, deportata a 14 anni in un campo di concetramento, testimone dell'inferno sulla terra.

Le centinaia e centinaia di minacce e ingiurie che la senatrice Segre riceve ogni giorno non possono lasciarci indifferenti, perché è proprio l'indifferenza - il contrario di Memoria e ricordo - la minaccia più grande. Il rischio di non vedere, di non sentire, di minimizzare e ridurre ad una schiocchezza, oggi rischia di trascinarci verso il baratro.

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Pagare tutti, pagare meno

No, porre un freno all'utilizzo di 3000 euro in contanti non è la negazione di un diritto. E no, il piano varato dal Governo per contrastare l'evasione fiscale, e incentivare l'utilizzo della moneta elettronica, non colpiscele fasce più deboli. Ieri (giovedì ndr) ero in tv a parlare della nuova manovra, quando mi sono trovata a dover controbbatere la solita propaganda menzogniera della destra, che cercava  (come al solito) di far passare il messaggio per cui si colpisce "sempre la vecchina delle case popolari".

No, non è così. 

L'Italia è il Paese in Europa col più alto tasso di evasione fiscale (parliamo di circa 190 miliardi) e contrastare l'evasione fiscale è una battaglia di equità e giustizia sociale. 

Bisogna avere il coraggio, come sta facendo il Partito Democratico, di ammettere che pagare le tasse è un investimento pubblico sul futuro e che pagarle è giusto, oltre che necessario. Noi vogliamo colpire i grandi e piccoli evasori, coloro che spesso evadono non per necessità, ma per una certà mentalità che li porta a credere che non pagare le tasse sia più una cosa da furbi. Ma chi evade ruba a tutti noi, ruba soldi che lo Stato potrebbe investire per il benessere di tutti, per le scuole dei nostri figli, per le Università dei nostri ragazzi, per la sanità e per i trasporti. 

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Il coraggio del popolo curdo

"Come donne siamo determinate a combattere fino a quando non otterremo la vittoria della Pace, della libertà e della giustizia". Inizia così l'appello sottoscritto dalle donne curde e rivolto a tutte le donne del mondo. 

Parla di Pace, una parola che forse in troppi hanno usato a sproposito, a volte svuotandola del suo significato. Una parola che oggi stride se la pensiamo accostata a quel pezzo di mondo, dove l'inferno della guerra fatica a tramontare.

Una parola abusata in maniera crudele e disgustosa perfino dal sultano Erdogan, che ha voluto chiamare "Operazione Fonte di Pace" l'invasione con cui ha attaccato il Nordest della Siria.Un'operazione meschina da parte di chi, nel suo Paese, ha dichiarato illegale l'uso della parola guerra, e che riserva a chi la usa ritorsioni, come diffamazione e carcere. 

E invece noi dobbiamo sfidare il regime turco e dire apertamente di cosa si tratta. Chiamare col suo nome il massacro che la Turchia sta compiendo (e vedremo quanto reggerà la tregua) in un Paese già pesantemente martoriato da una guerra che va avanti da anni.

Un massacro che ha gli occhi del bambino disteso sulla barella dell'Ospedale del Rojava. Un massacro scolpito nello sguardo smarrito di chi ha braccia e gambe ricoperte di piaghe. Sono i segni, forse, dell'uso di armi non convenzionali e proibite ai danni di un popolo - già vittima in un passato non troppo lontano di un terribile sterminio etnico da parte del regime di Saddam Hussein - che, nonostante tutto, non smette di Resistere e combattere per la libertà. 

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Memoria e responsabilità

È un posto speciale, e non solo perché da lassù si vede tutta Milano. Ma anche perché è nei ricordi di molti che lì, in passato, hanno vissuto le storiche Feste de l'Unità. Sto parlando della montagnetta di San Siro, all’anagrafe Monte Stella, una collina artificiale realizzata sulle macerie della seconda guerra mondiale e nata da un progetto dell’architetto Piero Bottoni.

Apparentemente è una collina – e il sol fatto che sorga sulla pianeggiante Milano la rende unica nel suo genere -, ma in realtà è molto di più e racchiude in sé un significato profondo. È un memoriale da dove godere di uno splendido panorama e riflettere sul passato e sul futuro, spingendo lo sguardo oltre il moderno skyline che ci regala la vista.

A circondare la collinetta, 8000 metri quadrati di verde dedicati ai Giusti. Donne e uomini che hanno combattuto e messo a rischio la loro vita per salvarne delle altre, durante uno dei periodi più bui della nostra storia. Fortemente voluto nel 2003 da Gariwo, dal suo Presidente Gabriele Nissim, dall'amministrazione comunale e dal Municipio 8, domenica 6 ottobre è stato re-inaugurato dopo i lavori di riqualificazione. Nonostante le polemiche che hanno preceduto questa giornata e i pareri contrari, il risultato è stato iper apprezzato, tanto che sono stati moltissimi i milanesi che hanno voluto partecipare alla inaugurazione. 

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Silvia Roggiani

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