Segretaria metropolitana
Partito Democratico di Milano

Memoria e responsabilità

È un posto speciale, e non solo perché da lassù si vede tutta Milano. Ma anche perché è nei ricordi di molti che lì, in passato, hanno vissuto le storiche Feste de l'Unità. Sto parlando della montagnetta di San Siro, all’anagrafe Monte Stella, una collina artificiale realizzata sulle macerie della seconda guerra mondiale e nata da un progetto dell’architetto Piero Bottoni.

Apparentemente è una collina – e il sol fatto che sorga sulla pianeggiante Milano la rende unica nel suo genere -, ma in realtà è molto di più e racchiude in sé un significato profondo. È un memoriale da dove godere di uno splendido panorama e riflettere sul passato e sul futuro, spingendo lo sguardo oltre il moderno skyline che ci regala la vista.

A circondare la collinetta, 8000 metri quadrati di verde dedicati ai Giusti. Donne e uomini che hanno combattuto e messo a rischio la loro vita per salvarne delle altre, durante uno dei periodi più bui della nostra storia. Fortemente voluto nel 2003 da Gariwo, dal suo Presidente Gabriele Nissim, dall'amministrazione comunale e dal Municipio 8, domenica 6 ottobre è stato re-inaugurato dopo i lavori di riqualificazione. Nonostante le polemiche che hanno preceduto questa giornata e i pareri contrari, il risultato è stato iper apprezzato, tanto che sono stati moltissimi i milanesi che hanno voluto partecipare alla inaugurazione. 

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Perché Greta Thunberg ha già vinto

Che la si trovi simpatica o antipatica, finta o perfino retorica, a Greta Thunberg va riconosciuta la forza e la capacità di aver creato un'onda di consapevolezza e indignazione. Dalla Svezia sta attraversando il mondo, portando a mobilitarsi centinaia di migliaia di ragazzi e ragazze di qualunque Paese. 
Ecco perché quella giovane donna, 16 anni appena, la sua battaglia l'ha già vinta.
 
Quanti dati sul clima o documentari sullla distruzione delle foreste e sullo scioglimeno dei ghiacciai abbiamo letto e guardato? Probabilmente tanti, ma nessuno di quelli ha davvero lasciato un segno in noi, costringendoci prima a commuoverci e poi a indignarci. 
 
E qui sta la forza di Greta. 
Le sue parole, il "come osate" scandito per tre volte davanti ai potenti del mondo al Climate summit di New York, hanno risuonato come uno schiaffo. Un discorso che ha rotto gli schemi e gli indugi per la rabbia e la chiarezza con cui è stato pronunciato.

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E se parlassimo di politica?

Del "caso Bibbiano" si parla ovunque. Chiunque, in questi giorni, si è sentito quasi in dovere di farci sapere la sua sull'inchiesta "Angeli e demoni", le cui vittime sono bambini che sarebbero stati manipolati e sottratti alle loro famiglie per darli in affido. Una storia terribile, sulla quale qualcuno ha deciso di avventarsi per aumentare il proprio consenso elettorale e distrarre da quelli che sono i veri temi politici. Spregevole, davvero.

Lega e cinque Stelle non vedevano l'ora di poter dare in pasto ai loro "leoni da tastiera" una vicenda drammatica e delicatissima, utilizzando pretestuosamente il fatto che il sindaco di Bibbiano, Andrea Carletti indagato nella vicenda (ma per abuso d'ufficio e non per coinvolgimento nel traffico di minori), sia del Partito Democratico. 

Questa mattina, addirittura, sulla facciata del Palazzo della Regione Piemonte è apparso uno striscione di fianco a quello "Verità per Giulio Regeni" con la scritta "Verità per Bibbiano", dopo quelli "Parlateci Di Bibbiano" con la P e la D con i colori del Pd comparsi in molte città. Senza contare che il vicepremier Di Maio, in un'intervista al Corriere della Sera, apostrofava il Partito Democratico come "il partito di Bibbiano" (beccandosi la nostra querela). 

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Salvini rispondi!

In quanti si interessano alla politica estera in Italia? Spesso si dice troppo pochi, mentre si fa a gara a denunciare il “provincialismo” di certi giornali e telegiornali che finiscono per relegarla all’ultima pagina. Eppure è proprio quella politica a guidare il destino del nostro Paese.Lo scandalo “Moscopoli” scoppiato lo scorso 10 luglio con la pubblicazione - da parte del sito americano Buzzfeed - dell’audio tra emissari italiani e russi su un affare che attraverso la vendita di petrolio darebbe fondi alla Lega, ha generato improvvisamente interesse.

Ma stiamo davvero di parlando di politica estera o solo di affari condotti da un partito per proprio tornaconto, per giunta mettendo a repentaglio la sicurezza degli italiani? La politica estera, quella vera, si fa alla luce del sole. Si fa per esempio coltivando rapporti diplomatici, scegliendo come principali interlocutori Paesi all’interno dell’Unione europea. Si fa partecipando ai vertici europei, e non all’interno di hall di alberghi con partner che boicottano l’Unione Europea.

Delle simpatie russe del Carroccio eravamo ampiamente a conoscenza, ma le vicende degli ultimi giorni sono preoccupanti perché gettano un’ombra sulla nostra sicurezza: prima gli italiani o prima i rubli? Interrogativi necessari alla luce di quanto sta emergendo in un affaire che ha tutt’altro che contorni chiari.

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Avanti Beppe!

In pochi forse avrebbero assunto la responsabilità di guidare una delle più grandi manifestazioni al mondo. In pochi avrebbero scommesso che sarebbe stato un successo.Io me lo ricordo bene il 1° maggio 2015, gli occhi di tutti puntati su Milano e l’Italia. L’apprensione e l’orgoglio, il coro di bambini che cantava l’inno d’Italia dentro Expo, e fuori invece uno sparuto gruppo di incappucciati metteva a ferro e fuoco la città.

La nostra rivincita, quella di chi non dubitato un attimo e ha creduto da subito in una straordinaria opportunità, è arrivata. 21,5 milioni di visitatori da 140 Paesi del mondo, 20 mila nuovi posti di lavoro, 2 milioni di studenti in visita. Se Milano è quella di oggi lo deve anche a Expo. E lo deve a un uomo, Beppe Sala, che non solo ha reso possibile quel successo, ma ha tenuto quella manifestazione al riparo da ogni tipo di infiltrazioni mafiose e malaffare.

Ha abbandonato le vesti di manager vincente e ha ricominciato daccapo. Ha scelto una sfida altrettanto ambiziosa, guidare Milano. Ha raccolto il testimone di Giuliano Pisapia e noi abbiamo attivato – come l’ha chiamata lui – una macchina infernale. Ripenso allo scetticismo che molti, di nuovo, nutrivano per la sua candidatura. Troppo manager per qualcuno, poco di sinistra per altri. Ed eccoci qui: a tre anni dalla sua elezione la risposta sta in questa città. Sta nei suoi quartieri, nei nuovi volti di tante periferie, nelle aree dismesse oggi pronte a rivivere. Sta in uno sviluppo che ha tenuto insieme sostenibilità ambientale e sociale. Sta in quella Milano dal cuore grande, in quella metropoli europea, capitale morale, proiettata al futuro ma con uno sguardo sempre rivolto alle spalle per non lasciare indietro nessuno.

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