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    1 milione, un numero che sa di speranza! Siamo primi in UE per vaccini somministrati. Dall'Italia, dal personale sanitario, dalle cittadine e dai cittadini una prova straordinaria, di cui essere orgogliosi. Avanti così, la luce in fondo al tunnel è sempre più vicina. #vaccini

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Regione Lombardia: "Fontana ha presentato la giunta di Salvini, cambiano le facce ma restano i problemi"

Comunicato stampa

"Fontana, ormai ridotto a front office di Regione Lombardia, ha presentato la giunta Salvini. Cambiano le facce ma i problemi restano tutti, nessuna autocritica, nessuna ammissione di gravissimi errori e ritardi e nessun cambio di rotta annunciato o previsto. Pensano forse che sia qualche nome - peraltro calato dall'alto - a spazzare via il fallimento di questa giunta?

Un fallimento ricaduto sulla vita di cittadini esausti, costretti adesso all'umiliazione di un Presidente che si piega alle decisioni del suo capo romano. Matteo Salvini dirige nomine e revoche, senza alcun mandato popolare, per favorire i suoi giochetti politici".

Vaccini Regione Lombardia: "Le responsabilità sono gravi e collettive"

Comunicato stampa

"Gallera e Fontana sono due facce della stessa medaglia, e cioè del fallimento della Regione Lombardia nella gestione della pandemia. Ecco perché scaricare l'assessore al Welfare - attraverso il proprio capo politico Salvini - di cui si sono condivise scelte e responsabilità fino ad ora, equivale a scaricare se stessi.

Troppo facile dissociarsi dall'ennesima dimostrazione di incapacità e inadeguatezza di Giulio Gallera, dopo che per mesi sono stati collezionati e giustificati ritardi ed errori, abbandonati i medici e lasciati soli i cittadini. Il Presidente Fontana e la sua giunta si sono rivelati inadatti e incapaci, è ora che ne traggano le conseguenze e vadano a casa. Non accetteremo che si scarichino unicamente sull'assessore Gallera gravi responsabilità che sono collettive".

L’unico vero schiaffo alla Lombardia porta la firma dell’incapacità di Fontana

IMMAGINA, editoriale di Silvia Roggiani

C’è una cosa che più di tutte oggi non possiamo ignorare. Il tempo trascorso dall’esplosione dell’epidemia in Italia ci ha resi, comprensibilmente, più fragili e anche più delusi e arrabbiati. Oggi l’Italia non è quella di marzo e gli italiani non sono più disposti a credere che andrà tutto bene o ad affacciarsi sui balconi per cantare.

Nel cuore e nella mente delle persone, oggi, c’è sofferenza per un caro che non c’è più, c’è la paura di ammalarsi, c’è il terrore di perdere il proprio lavoro o di non riuscire un domani a rialzare la saracinesca. Per tutti questi motivi, era necessario intervenire come ha fatto il Governo".

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