Segretaria metropolitana
Partito Democratico di Milano

Il coraggio del popolo curdo

"Come donne siamo determinate a combattere fino a quando non otterremo la vittoria della Pace, della libertà e della giustizia". Inizia così l'appello sottoscritto dalle donne curde e rivolto a tutte le donne del mondo. 

Parla di Pace, una parola che forse in troppi hanno usato a sproposito, a volte svuotandola del suo significato. Una parola che oggi stride se la pensiamo accostata a quel pezzo di mondo, dove l'inferno della guerra fatica a tramontare.

Una parola abusata in maniera crudele e disgustosa perfino dal sultano Erdogan, che ha voluto chiamare "Operazione Fonte di Pace" l'invasione con cui ha attaccato il Nordest della Siria.Un'operazione meschina da parte di chi, nel suo Paese, ha dichiarato illegale l'uso della parola guerra, e che riserva a chi la usa ritorsioni, come diffamazione e carcere. 

E invece noi dobbiamo sfidare il regime turco e dire apertamente di cosa si tratta. Chiamare col suo nome il massacro che la Turchia sta compiendo (e vedremo quanto reggerà la tregua) in un Paese già pesantemente martoriato da una guerra che va avanti da anni.

Un massacro che ha gli occhi del bambino disteso sulla barella dell'Ospedale del Rojava. Un massacro scolpito nello sguardo smarrito di chi ha braccia e gambe ricoperte di piaghe. Sono i segni, forse, dell'uso di armi non convenzionali e proibite ai danni di un popolo - già vittima in un passato non troppo lontano di un terribile sterminio etnico da parte del regime di Saddam Hussein - che, nonostante tutto, non smette di Resistere e combattere per la libertà. 

Più di tutto, il simbolo di libertà di quel popolo sono le donne. Impegnate nella società o arruolate nell'esercito YPJ, sono le guerriere che hanno sconfitto l'Isis nel Rojava, con Kobane diventata a livello mondiale città simbolo della Resistenza. Il loro è un progetto che ha radici profonde: prima hanno combattuto per la loro emancipazione all'interno della società, oggi combattono per uno Stato che riconosca loro diritti e libertà. 

Arruolare un esercito femminile, autogestito e auto addestrato in una cultura fortemente patrialcale come quella del Medio Oriente non è certo stato facile e racconta il coraggio e la determinazione di queste donne. Donne che hanno pagato molto spesso il loro impegno con la vita, come quella di Hevrin Khalaf, attivista curda siriana, uccisa barbaramente dall'Isis. 

Oggi, oltre agli appelli - pure numerosissimi - che si stanno levando a livello internazionale, c'è bisogno di risposte diplomatiche e militari. 

Dopo il tradimento ordito dal presidente americano Trump, l'Europa è davvero l'unico argine possibile. E l'Europa, nella quale continuo strenuamente a credere, assieme alle Istituzioni internazioni, può e ha il dovere di dimostrare di essere un continente unito che condanna e mette fine al massacro del popolo curdo. 

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Silvia Roggiani

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