Silvia Roggiani

Segretaria del PD Milano Metropolitana

Siamo di parte. Dalla parte delle persone

In due comuni alle porte di Milano, Corsico e Legnano, il matrimonio Lega - Forza Italia vive momenti drammatici e costringe i due partiti al divorzio. Il sindaco di Corsico, Filippo Errante, si è dimesso dopo un Consiglio comunale drammatico sull’approvazione del bilancio.

Diverso l’epilogo nella città di Legnano, feudo leghista, dove dopo le dimissioni di ben 13 consiglieri su 25 assistiamo ad un teatrino disarmante e una serie di strane manovre messe in atto dal primo cittadino pur di restare aggrappato alla poltrona; e ci troviamo di fronte ad un prefetto che inspiegabilmente non decide e un difensore civico costretto a inedite forzature. 

A livello nazionale non ce la passiamo tanto meglio. Al Governo c’è una maggioranza ostaggio dei personalismi di Salvini, con un'allenza che fa acqua da tutte le parti. Lega e Cinque Stelle sono divisi su tutto - una differenza fotografata dalle ultime crisi, da Verona alle alleanze sovraniste del Carroccio in Europa -, ma continuano a stare insieme per difendere a vicenda le proprie poltrone. 

A Milano, come a Roma, è stallo politico, e l’Italia è ostaggio di rimpalli e veti che rallentano la macchina amministrativa. E noi?

Riprendo un concetto che mi sta particolarmente a cuore, ha rimesso al centro di recente anche dalla sindaca di Barcellona, Ada Colau, ospite a Milano. Riguarda il protagonismo e l’importanza delle città, anche e soprattutto nell’ottica di riappassionare i cittadini alla politica. 

Il 26 maggio affronteremo amministrative ed europee, è indispensabile che le viviamo con lo stesso spirito: riportando la politica tra le persone, rendendola veramente partecipativa. Per parlare di futuro europeo partiamo dai territori, perché è dalle città che può partire la riscossa, ed è nelle cittá che cambiamo, con le politiche, la vita delle persone. 

Questo è il momento in cui dobbiamo fare la nostra parte come Partito Democratico. È da noi che i cittadini si aspettano un’alternativa, e non basta raccontarlo. È il momento di rispolverare l’orgoglio: siamo democratici, non solo perché lo abbiamo scritto nel nome, ma perché siamo capaci di scendere in piazza per difendere il lavoro e i diritti. Siamo quelli che marciano contro il razzismo e contro il fascismo che rialza la testa.  

Siamo quelli che una domenica di marzo portano alle urne quasi 100mila persone, che credono che partecipare e scegliere il proprio candidato non sia un mero esercizio di stile, ma di democrazia.

Ancora una volta, ricordiamoci chi siamo, la nostra storia e le nostre radici. Facciamo battere il cuore alle persone, torniamo ad appassionarle alla politica, raccontiamo loro perché la politica è una cosa bella. Oggi ci serve avere un sogno da coltivare. 

Sono certa che le forze non ci mancano, ma non dimentichiamoci che serve, prima di tutto a noi, credere nel valore della nostra comunità, una comunità che non smette di lavorare, e che vuole ascoltare. La nostra sfida oggi è marcare una differenza netta tra chi vuole distruggere e chi vuole costruire. Non dimentichiamoci da che parte stiamo. Con le persone e per le persone, prima di tutto.

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